dal 15 al 20 maggio 2018

mar-sab ore 20.30 dom ore 17.30

 

il TEATRO ARGOT STUDIO

ospita

 

SARDEGNA TEATRO

in collaborazione con GOLDENART PRODUCTION

LA PAURA

dal racconto di Federico De Roberto

regia e adattamento Francesco Bonomo

con Daniel Dwerryhouse

costumi Andrea Viotti

video Alessandro Gianvenuti (Studio Lord Z)

sonorizzazione Massimiliano Bonomo

disegno luci Giuseppe Filipponio

aiuto regia Giorgia Salari

consulente letterario Franco Marzocchi

ufficio stampa Maya Amenduni

Si ringrazia: Sartoria Nori, La Casa delle Storie, Rialto Santambrogio

 

 

In alta montagna, in un ambiente inadeguato ad una guerra di trincea, i soldati del plotone al comando del Tenente Alfani sono dislocati sul Forte del Corbin, prossimi alla “porta dell’Inferno”. Sono soldati improvvisati che il protrarsi della belligeranza ha corroso e indebolito. In loro è avvenuta una sorta di osmosi tra paura e rassegnazione divenuta ormai indissolubile. Il Tenente Alfani gestisce la turnazione degli uomini che devono raggiungere la postazione avanzata: il suo ruolo di ufficiale gli impone di rispettare e dare l’ordine che condurrà i suoi ragazzi ad una morte ingloriosa e inutile. Il meccanismo della turnazione, così apparentemente indolore, e scevro da responsabilità individuali e personali, inizia a generare dubbi sulla giustezza degli ordini fino ad incepparsi del tutto quando alla piazzola avanzata dovrà andare il soldato Morana.

 

“A cento anni dall’inizio del conflitto vogliamo utilizzare il piccolo episodio descritto da De Roberto per indagare le lacerazioni dell’animo umano di fronte ad uno dei momenti più strazianti per ogni soldato di ogni guerra: obbedire ad un ordine sbagliato. Intendiamo raccontare di come la paura di un nemico invisibile a volte dislocato a solo pochi metri di distanza, i lunghi periodi di inazione, il rumore assordante e incessante dell’artiglieria, l’odore della morte, le condizioni estreme della guerra d’alta montagna divennero nella Grande Guerra dimensione quotidiana e determinarono “una tale scossa di tutto il sistema nervoso che il soldato è reso incapace di compiere anche il minimo sforzo, subisce qualsiasi cosa, non desidera altro che la fine di tale angoscia e, rintanato in un cantuccio, nasconde il volto e attende la fine”. Abbiamo scelto di rappresentare questo racconto dal punto di vista di chi è sopravvissuto alla grande catastrofe: Il Tenente Alfani, come tanti al ritorno dalle trincee, non è più in grado di vivere nella realtà a causa del trauma provocato dal suo vissuto al fronte. Egli si trova in una strana dimensione in cui vive e descrive allo spettatore il suo stato d’animo e i suoi pensieri in un luogo non ben definito: uno spazio della mente. Quando la sua narrazione diventerà concreta e i suoi ricordi si impossesseranno del presente darà voce ai soldati del plotone, li farà vivere in una sorta di presente onirico in cui assumerà in sé tutte le voci e le azioni della storia. Il protagonista è specchio dell’eterogeneità di pensieri e di sentimenti che investono lui e i suoi uomini, da solo incarna i molteplici caratteri, dialetti, luoghi di provenienza del soldato italiano sul fronte alpino della Grande Guerra".

Francesco Bonomo

 

 

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