10 maggio 2026 ore 18.30

QUI VIVREMO BENE

di Luigi Vittoria
regia e drammaturgia Luigi Vittoria
con Elisa Grilli e Tommaso Russi
produzione argot produzioni e Dopolavoro Stadera

Vincitore Premio Over – Emergenze Teatrali 2025
Vincitore bando Live e promozione nazionale ed internazionale nell’ambito del programma Per Chi Crea, con il sostegno del MiC e di SIAE

Una drammaturgia che si interroga sull’emergenza abitativa nelle grandi città, utilizzando come punto di partenza gli arresti e gli sgomberi avvenuti nel 2018 nel quartiere milanese del Giambellino. Un episodio che diventa chiave di accesso a una riflessione più ampia su un fenomeno strutturale: la crescente difficoltà di accesso alla casa e le contraddizioni di un sistema che fatica a garantire un diritto fondamentale.

Il progetto nasce da una serie di interviste a due attivisti del Comitato Abitanti Giambellino, una realtà eterogenea composta da militanti e famiglie del quartiere che vivevano in occupazione. Le loro testimonianze restituiscono uno sguardo diretto sulle condizioni di vita, sulle pratiche di resistenza e sulle dinamiche di una comunità costruita dentro l’urgenza.

Alle vicende del Comitato si affianca un’indagine sulla malagestione delle case popolari: appartamenti vuoti, assegnazioni bloccate, attese interminabili. Un sistema che, invece di rispondere al bisogno, contribuisce ad amplificarlo, generando tensioni e disuguaglianze.

La drammaturgia intreccia così materiali documentari e costruzione scenica, dando voce a una realtà spesso invisibile e restituendo complessità a una narrazione ridotta a emergenza o a questione di ordine pubblico.

LEI È un quartiere di invisibili, ma soprattutto è un luogo dove non c’è niente. Non c’è cultura, non c’è un medico di base, non arrivano i servizi, non arrivano neanche le assegnazioni delle case popolari. È un susseguirsi di appartamenti chiusi, abbandonati. Quindi, la gente lasciata ad aspettare per strada, di fronte a una miriade di case vuote, sceglie tra morire di freddo e infrangere la legge. E occupa.

A partire da questa voce, il lavoro apre una riflessione sul confine tra legalità e necessità, interrogando lo spettatore sulle responsabilità individuali e collettive dentro un sistema che produce esclusione.

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