9 maggio 2026 ore 18.30

SOLUZIONE A PAG. 46

compagnia Eat the catfish
regia e drammaturgia di Jacopo Neri
con Roberta Aiolfi, Jacopo Fazzini
musiche originali di Enrico Truffi

Jacopo scrive rebus per un settimanale di enigmistica in declino, Roberta disegna etichette per una modesta catena di cosmetici. Una coppia come tante, giovani adulti che lavorano con le immagini e con le parole. Quando Roberta scopre di essere incinta, i due contemplano per la prima volta l’idea della genitorialità, esperienza quasi irreale per i membri di una generazione che ha ereditato il mondo come un oggetto rotto da riparare, e non ha mai smesso di essere figlia.

Il primo stadio è quello del rifiuto: come si può generare un altro essere umano, in un pianeta sull’orlo del collasso politico, ambientale e militare? A corollario di questa tesi, Jacopo e Roberta argomentano tutti i difetti fisici, psicologici e comportamentali che trasmetterebbero al primogenito. Nel caso migliore, loro figlio sarebbe una vittima della società, nel peggiore si unirebbe alla schiera dei carnefici.

A poche ore dall’interruzione di gravidanza, una piccola scaramuccia domestica ribalta la situazione: come si può salvare un pianeta sull’orlo del collasso, se non generando altri esseri umani? Stavolta Roberta e Jacopo argomentano tutti i pregi cognitivi, creativi e intellettuali che tramanderebbero alla prole, fino a convincersi che loro figlio contribuirà alla salvezza della civiltà occidentale. Ma un simile compito non può essere lasciato al caso: prima che il redentore nasca occorre progettarlo, programmare ogni aspetto della sua vita, orientare le minime scelte della sua esistenza nell’ottica del bene superiore.

Soluzione a pag. 46 è la storia di una paternità e di una maternità immaginate, al punto di perdere ogni contatto con la realtà. Un essere genitori che sempre più spesso, nello scenario sociale e culturale odierno, si discosta dal piano affettivo per trasformarsi in calcolo, computo razionale, bilanciamento asettico di pro e contro.

A livello drammaturgico, lo spettacolo alternerà il registro della della frosa classica, fondata sul dialogo e sull’indagine psicologica dei personaggi, e la sperimentazione sui dispositivi digitali, utilizzati come veri e propri strumenti performativi: nel tentativo di programmare la vita del figlio, i due interpreti manipoleranno dal vivo applicazioni di intelligenza artificiale, da soli o in relazione con il pubblico.

A livello di processo creativo, il testo dello spettacolo è pressocché ultimato. Tra febbraio e marzo 2026, le sessioni a tavolino con gli attori potranno essere avviate, per proseguire nei mesi successivi con il lavoro scenico, registico e musicale.

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