
17-18 gennaio 2026
PSYCHODRAMA
di Matt Wilkinson
traduzione Monica Capuani
con Valentina Virando
regia Valerio Mieli
animazione Giulio Cavallini
luci Davide Rigodanza
produzione Proprietà Commutativa
Un’attrice che non lavora più. Fino a qui nulla di strano.
Un’attrice talentuosa che ha raggiunto quell’età in cui il telefono smette di suonare.
Lavora in un negozio, in attesa. In attesa che arrivi una telefonata, quella che ti cambia la vita.
Un giorno la telefonata arriva davvero.
C’è un provino importante, con il regista più bravo della sua generazione.
Una trasposizione di Psycho – sì quello Psycho, il film, il capolavoro di
Hitchcock – a teatro. E lei è perfetta per interpretare Marion.
Il provino va molto bene, il regista la vuole rivedere, vuole creare il personaggio insieme a lei.
Un’infinità di piccole coincidenze, di segni determinanti, iniziano a collegare – a intrecciare – la sua vita con quella del capolavoro di Hitchcock, ne confondono i confini.
Ma sarà tutto reale? Oppure è solo il desiderio a far credere alla nostra protagonista che finalmente diventerà la protagonista della propria vita, che davvero per una volta verrà scelta lei, il suo talento?
C’è un Motel, c’è addirittura il barista del Motel che si chiama Norman, c’è un coltello, ci sarà un omicidio, questo è ovvio.
Una rievocazione dei fatti asciutta, fredda, ironica, spostata, scivolosa.
Una discesa inesorabile verso una zona molto pericolosa e nello stesso tempo affascinante della psiche umana.
E tutto succede in un attimo, un attimo che poi possiamo rivalutare ripensare per un tempo dilatato, un momento che non smetteremo di indagare, attraverso un’infinita sequenza di inquadrature, quell’esatto momento in cui una scelta oltrepassa il limite.
E indietro, non si torna.
Le scenografie – disegnate e proiettate – appariranno su tre pareti claustrofobiche che circondano la protagonista, e permettono al suo mondo di apparire e scomparire a suo piacimento. Così come gli altri personaggi della storia che prenderanno vita sulla scena, evocati dal racconto dell’attrice. Un mondo dipinto, come creato dalla sua mente.
L’interesse del pubblico sarà capire come dietro a questa presunta e ostentata voglia di normalità, si celi una frustrazione così profonda da far commettere – o almeno desiderare di commettere – un omicidio.
Vero o presunto, che importa.
Un racconto all’inizio molto ironico e divertente che lentamente
sprofonda, come in una palude.
Sì, proprio la palude in cui Hitchcock lascia languire la nostra Marion
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