9 maggio 2026 ore 20.30

RIDERS

di Niu Teatro
da un’idea di Gianluigi Signorello
drammaturgia Carlo Galiero
regia Andrea Vellotti
con Matteo Maria D’Antò, Alessio Galati, Gennaro Lucci, Gianluigi Signorello
Disegno Luci Desideria Angeloni

Quattro rider si sfidano in una competizione serrata per conquistare il titolo di “rider del mese” e aggiudicarsi un premio di diecimila euro. In un sistema che premia esclusivamente le cinque stelle, ogni consegna diventa una prova decisiva: la velocità si intreccia con la capacità di risultare sempre cordiali, disponibili, perfetti agli occhi dei clienti e, soprattutto, dell’algoritmo che osserva, registra e giudica ogni gesto. Ogni valutazione è una soglia, ogni errore una possibile esclusione, ogni sorriso una strategia di sopravvivenza.

Quella che inizialmente appare come una gara stimolante, quasi un gioco adrenalinico fatto di corse, notifiche e classifiche in tempo reale, si trasforma presto in un conflitto feroce e logorante. La pressione costante, l’assenza di tutele, la precarietà economica e il bisogno di emergere incrinano progressivamente ogni forma di solidarietà, spingendo i quattro protagonisti a superare limiti etici e personali pur di vincere. Piccoli compromessi diventano abitudini, e le scelte individuali iniziano a pesare sul destino collettivo. Le relazioni si sfaldano, la competizione si radicalizza fino a diventare isolamento, e il lavoro si trasforma in una lotta quotidiana per la sopravvivenza, dove il confine tra dignità e necessità si fa sempre più sottile.

Nel corso della competizione, emergono le storie personali dei quattro rider: sogni rimandati, percorsi interrotti, responsabilità familiari, desideri di riscatto. Ognuno di loro incarna una diversa sfaccettatura della stessa condizione, rivelando come dietro l’uniformità apparente del lavoro si nascondano identità complesse e fragili. Ma il sistema in cui sono immersi non lascia spazio alla complessità: riduce tutto a punteggi, tempi di consegna e performance, appiattendo le individualità in una logica binaria di successo o fallimento.

Attraverso un linguaggio scenico che mescola luci al neon, sonorità anni ’80 e l’energia del dialetto napoletano, lo spettacolo costruisce un universo vibrante e contraddittorio, sospeso tra estetica pop e realismo urbano. La scena si anima di ritmi incalzanti, segnali digitali e coreografie meccaniche che richiamano il funzionamento stesso della piattaforma, mentre momenti di rottura e sospensione aprono spazi di intimità e riflessione. Ironia e tensione convivono, generando un equilibrio instabile che rispecchia la condizione dei protagonisti.

Ne emerge il ritratto di una generazione sospesa, intrappolata in un meccanismo che promette autonomia e flessibilità ma produce sfruttamento e invisibilità. Uno sguardo lucido e necessario su un presente in cui il lavoro si smaterializza e si individualizza, rendendo sempre più difficile costruire forme di resistenza collettiva. Lo spettacolo racconta con forza e urgenza una delle battaglie più diffuse e meno riconosciute delle nostre città contemporanee, interrogando il pubblico su responsabilità, complicità e possibilità di cambiamento.

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